I rischi per la salute dei nanomateriali

L'Agenzia Europea per la salute e sicurezza del lavoro ha recentemente pubblicato una scheda con indicazioni per la gestione dei rischi lavorativi derivanti dai nanomateriali consultabile a questo link .

I nanomateriali prodotti artificialmente sono materiali in cui almeno il 50 % delle particelle ha una o più dimensioni comprese fra 1 e 100 nm. Si tratta di particelle utilizzate nella produzione industriale, nelle tecnologie o nella medicina, sotto forma ad esempio di nano-biossido di titanio, grafene, nanotubi di carbonio o nanoargento. Le vie di esposizione sono l'inalazione, l'ingestione e la penetrazione attraverso la pelle.

I rischi per la salute dei nanomateriali

Ricordando che i nanomateriali che entrano nell'organismo possono essere assorbiti, distribuiti e metabolizzati (si è rilevata la presenza di nanomateriali, ad esempio, nei polmoni, nel fegato, nei reni, nel cuore, negli organi riproduttivi, nel cervello, nella milza, nello scheletro e nei tessuti molli, nonché nei feti) sono stati individuati alcuni meccanismi alla base dei rischi per la salute:

  • alcuni nanomateriali possono provocare vari tipi di lesioni polmonari, quali reazioni infiammatorie acute o croniche, il cui rischio sembra aumentare con la diminuzione delle dimensioni delle particelle, nonché danni ai tessuti, stress ossidativo, tossicità cronica, citotossicità, fibrosi e tumori. Alcuni nanomateriali possono anche colpire il sistema cardiovascolare.
  • grazie alle dimensioni ridotte i nanomateriali possono penetrare nell'organismo in un modo che non è possibile per particelle più grosse. Ad esempio, è stato dimostrato che i metalli e gli ossidi di metalli entrano nel bulbo olfattivo tramite il nervo olfattivo e che i nanotubi di carbonio attraversano la placenta e penetrano nel feto.
  • le nanofibre, lunghe, sottili e insolubili quali i nanotubi di carbonio possono provocare lesioni polmonari come infiammazione, formazione di granulomi e fibrosi. Questi tipi di effetti non sono stati rilevati nei topi esposti al nerofumo (lo stesso materiale, ma sotto forma di nanoparticelle invece che di nanofibre). Ciò ha portato a concludere che perlomeno alcuni tipi di nanotubi di carbonio possono provocare effetti sulla salute simili a quelli causati dall'amianto.

L'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato un particolare tipo di nanotubi di carbonio individuati dalla sigla MWCNT-7 come possibili cancerogeni per gli esseri umani (gruppo 2B). Tuttavia è stato anche dimostrato che non tutti i nanotubi di carbonio hanno gli stessi effetti sulla salute. Per le loro proprietà superficiali alcuni nanotubi di carbonio non provocano granulomi o fibrosi. Inoltre è stato provato che, in particolari condizioni, i nanotubi di carbonio possono essere metabolizzati ed escreti”.

La valutazione dei rischi.

In linea di principio, si può ritenere che tutte le attività che comportano la movimentazione di nanomateriali allo stato secco al di fuori di impianti chiusi possano essere associate a un rischio di esposizione per i lavoratori. Tuttavia l'esposizione è possibile anche qualora si utilizzino impianti chiusi, ad esempio in caso di perdite o durante le attività di pulizia e manutenzione”. Le difficoltà per la valutazione derivano da informazioni insufficienti sulle proprietà dei nanomateriali e da limiti strumentali. Come per gli altri agenti chimici pericolosi, la valutazione non dovrebbe mancare di: censimento, aggiornamento delle  schede dati sicurezza, piano per la riduzione dei rischi, individuazione degli esposti e dei lavoratori vulnerabili, revisione e miglioramento di quanto adottato. 

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