Infarto da stress: condannata l’INAIL

In una recente sentenza, il Tribunale di Avezzano (L'Aquila) ha accolto la domanda di un infermiere del Pronto Soccorso condannando l'INAIL a corrispondergli un indennizzo commisurato alla percentuale d'invalidità permanente (10%) dopo un infarto cardiaco.

L'infermiere lavorava al “triage”, il sistema utilizzato per selezionare i soggetti che si rivolgono al Pronto Soccorso  secondo classi di urgenza-emergenza crescenti, in base alla gravità delle lesioni riportate e del loro quadro clinico (codice bianco, verde, giallo, rosso).

Gli avvocati dell'infermiere sono riusciti a dimostrare che nel caso del lavoratore del Pronto Soccorso erano soddisfatti i criteri medico-legali per inquadrare la sindrome contratta come infortunio lavorativo indennizzabile in ambito INAIL.

Scrive il Giudice: “I testi escussi, tutti medici o infermieri colleghi di lavoro del ricorrente, hanno confermato che l'infermiere, impegnato al Pronto Soccorso prima all'accettazione pazienti e poi al triage, è stato oggetto di aggressioni fisiche e verbali da parte di pazienti e di loro parenti”.

La ricostruzione del medico-legale ha accertato il nesso di causalità tra lo stress e le aggressioni in ambito lavorativo da una parte e l'insorgere della patologia cardiaca dall'altra. Oltre all'impegno e responsabilità professionale richiesto per la mansione specifica ( (interpretare rapidamente e realisticamente quanto riferito, il più delle volte in modo concitato, dal paziente o da chi lo accompagna, sui sintomi o sui segni clinici),  secondo i consulenti tecnici e medico-legali,  l'inevitabile carico di dolore, tensione, rabbia, paura, ha portato allo sviluppo della patologia accusata dall'infermiere e ad un danno biologico di natura permanente che può essere ragionevolmente essere valutato nella misura del 10%.

Di qui la condanna all'indennizzo.

Ottobre 2018

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