Relazione dose-risposta tra l'attività ciclistica e il rischio di ipertensione (The UK Cycling for Health Study)

Che la bici possa essere considerata uno strumento per la lotta alle cosiddette “malattie croniche non trasmissibili” come diabete, ischemia e ipertensione è ormai un'evidenza scientifica consolidata. 
Poco invece è ancora noto sull'efficacia della dose-risposta del ciclismo, ovvero della relazione tra la quantità (tecnicamente detta volume) di attività fisica in bici e gli effetti sulla salute.
A rispondere a questa domanda ci ha pensato uno studio inglese, pubblicato sul Journal of Human Hypertension  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4357858/) che ha monitorato per un anno 6949 ciclisti tra i 18 e gli 88 anni, valutandone il volume di utilizzo della bici, il BMI (indice di massa corporea) e la pressione arteriosa.
L'ipertensione arteriosa infatti è una delle patologie più diffuse nel Regno Unito e una delle cause di morte più comuni, tanto che il Ministero della Salute inglese afferma che il trattamento di tale patologia ha un costo di 8 milioni di sterline annue che gravano sulle casse statali.
E' stata notata una relazione inversa e lineare tra il volume di utilizzo della bici e la pressione arteriosa. 
Maggiore il monte ore passato in bici e minore il rischio di sviluppare ipertensione. I ricercatori che hanno eseguito lo studio affermano dunque che la bici possa essere considerata un vero e proprio trattamento per l'ipertensione e le malattie cardiovascolari in generale, con un effetto dose-risposta ben quantificabile. Inoltre dallo studio è emerso che anche tra volume in bici e BMI vi è una relazione dose-risposta correlata e che quindi la bici possa diventare uno strumento attivo per la lotta all'obesità, alle sindromi dismetaboliche, all'ipercolestorolomia e al diabete.

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