IMPIANTI FRIGORIFERI: QUANDO SCATTA L’OBBLIGO DI OTTENIMENTO DEL CERTIFICATO DI PREVENZIONE INCENDI

Gli impianti frigoriferi, generalmente utilizzati per l'industria farmaceutica, agroalimentare, vinicola, carne e salumifici, ortofrutticolo ecc, nel cui ciclo produttivo è indispensabile garantire una corretta “catena del freddo” possono prevedere una presenza minima di sostanze infiammabili quali l'ammoniaca, solitamente utilizzata appunto come fluido per gli impianti refrigeranti.

All'interno degli impianti stessi lo stato di aggregazione dell'ammoniaca varia continuamente da vapore surriscaldato all'uscita del compressore, liquido dopo il condensatore, per poi tornare sotto forma di vapore all'uscita dell'evaporatore. Il quantitativo del refrigerante all'interno dell'impianto è espresso dalle aziende costruttrici in chilogrammi.

L'attività potrebbe essere ricompresa al punto 1, ed eventualmente al punto 2 del d.P.R. 1 agosto 2011, n. 151, in funzione del livello di portata o di stoccaggio.:

Attività 1.1.C: Stabilimenti ed impianti ove si producono e/o impiegano gas infiammabili e/o comburenti con quantità globali in ciclo superiori a 25 Nm3/h.

Attività 2.2.C: Impianti di compressione o di decompressione dei gas infiammabili e/o comburenti con potenzialità > 50 Nmc/h.

I compressori ad ammoniaca costituiscono quindi attività C se hanno portata superiore a 50Nm3/h. Chiunque abbia un compressore ad ammoniaca, anche di taglia piccolissima (3,0 kg ammoniaca) deve fare il CPI.

 Le omissioni nelle procedure di prevenzione incendi sono sanzionabili penalmente.

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