Dispositivi di Protezione Individuale

Riassunto esplicativo

Il D.M. 2 maggio 2001, pubblicato sul supplemento ordinario n. 226 alla Gazzetta Ufficiale dell’8 settembre 2001 n° 209, detta:
  • i criteri per l’individuazione e l’uso dei dispositivi di protezione individuali (DPI), conformemente alla previsione dell’art. 45 comma 2 del D.Lgs. 626/94;
  • le circostanze e le situazioni in cui, ferme restando le priorità delle misure di protezione collettive, si rende necessario l’impiego dei DPI.
E’ indispensabile ribadire che i principi fondamentali per l’eliminazione o la riduzione dei rischi professionali è rappresentata dall’adozione di protezioni collettive quali: 
  • eliminazione del rischio
  • isolamento del rischio
  • allontanamento della persona
e solo quando rimane un rischio “residuo” deve essere previsto l’impiego dei D.P.I.. 
E’ utile premettere che nella scelta dei DPI il datore di lavoro dovrà richiedere al produttore/commerciante gli attestati che ne garantiscano il rispetto ai requisiti previsti dal D. Lgs. 475/92 ed in particolare:
  • dichiarazione di conformità
  • marchiatura CE
  • nota informativa d’uso
  • Le norme contenute nel DM 2/5/01 contengono l’approvazione dei criteri di buona tecnica stabiliti dalle norme UNI EN, riferite ad alcune diffuse tipologie di DPI afferenti a:
  • protezione dell’udito (norma UNI EN 458/95)
  • protezione delle vie respiratorie (norma UNI 10720/98)
  • protezione degli occhi  (norme UNI EN 169/93, UNI EN 170/93 e UNI EN 171/93), limitatamente ai soli lavori di saldatura e connessi o comportanti l’uso di radiazioni ultravioletto od infrarosse
  • protezione dall’esposizione ad agenti chimici, solidi liquidi e gassosi pericolosi, (norma UNI 9609/90), con riferimento unicamente agli indumenti per la protezione del corpo
I criteri riportati in tali allegati costituiscono utili riferimenti di buona tecnica per orientare alla: selezione, utilizzo, cura e manutenzione dei DPI.
I criteri per l’individuazione e l’uso di DPI, diversi da quelli contenuti nel D.M. in oggetto sono ammessi purché garantiscano un livello di sicurezza equivalente.

Protezione dell’udito - norma UNI EN 458/95 

Classificazione
la norma elenca le diverse tipologie di dispositivi di protezione auricolare descrivendone le principali caratteristiche (cuffie archetti, inserti auricolari, elmetti acustici, ecc.) 

Selezione
Vengono offerte indicazioni che consentano di scegliere i protettori più appropriati al tipo di lavoro (vedere flow chart di fig. 3 della norma riportato in allegato 1). A tal fine gli aspetti principale da considerare sono. 

Attenuazione sonora 
Deve tenere conto sia dei rumori costanti che dei rumori fluttuanti o impulsivi. 
La norma offre tre distinti modi per il calcolo dell’ attenuazione, la scelta del metodo da utilizzare è dettata dal grado di conoscenza del rumore presente nell’ambiente di lavoro. Ovviamente il sistema più affidabile è anche quello che richiede un livello di informazioni sul rumore più dettagliato e conseguentemente un calcolo più complesso. Tali metodi di calcolo dell’attenuazione sono: 
  • metodo per banda d’ottava: consiste in un calcolo diretto della riduzione del rumore sulla base dei livelli di rumore per banda d’ottava sul luogo di lavoro e dei dati di attenuazione per banda d’ottava per il protettore auricolare sottoposto a valutazione;
  • metodo HLM: specifica tre valori di attenuazione H, M, L calcolati dai dati di attenuazione per banda d’ottava di un protettore auricolare. Detti valori, se abbinati ad una misura dei livelli di pressione acustica ponderata A e C, sono utilizzati per calcolare la riduzione del livello di rumore (PNR). Quest’ultima viene successivamente sottratta dal livello di rumore ambientale misurato per poter calcolare il livello effettivo di pressione acustica all’orecchio quando si indossa il protettore auricolare;
  • il metodo SNR: specifica un solo valore di attenuazione, la riduzione semplificata del livello di rumore (SNR). Come il PNR viene sottratta da una misura del livello acustica totale per calcolare il livello di pressione sonora quando si indossa il protettore auricolare.
Il valore di attenuazione deve consentire di ottenere una protezione dell’udito tale da produrre un’esposizione quotidiana personale al rumore uguale o minore di 85 dB(A). 
Il valore di attenuazione non deve comunque produrre effetti di iperprotezione che potrebbero causare difficoltà di comunicazione oppure risultare meno confortevoli rispetto a dispositivi con un’attenuazione minore. Al riguardo possono essere indicativamente assunti i valori riportati nella seguente tabella quale riferimento per la valutazione del valore di attenuazione. 


Per ambienti troppo rumorosi per i quali non è possibile selezionare un protettore che fornisca una protezione adeguata si dovrà diminuire la durata di esposizione. 

Confortevolezza del portatore. 
Non essendo al momento possibile attribuire una caratteristica quantitativamente assoluta dei vari protettori auricolari (indice di confortevolezza), laddove possibile, l’utilizzatore dovrebbe poter effettuare una scelta personale tra i protettori auricolari adatti al tipo di attività svolta.

Ambiente di lavoro e attività lavorativa.
In situazioni che presentano alte temperature ed umidità sono preferibili gli inserti auricolari. In presenza di polvere sono preferibili inserti auricolari monouso o cuffie con coperture per i cuscinetti. In caso di esposizione ripetuta a rumori di breve durata sono preferibili inserti auricolari con archetto in quanto facili e veloci da mettere e da togliere. Si dovrà garantire l’udibilità di suoni informativi del processo lavorativo ed i segnali di avvertimento che dovranno avere il livello di pressione acustica ponderata A maggiore del livello di pressione acustica del rumore ambiente di almeno 15 dB. Potrebbe essere opportuno prevedere prove di ascolto su un campione di 10 soggetti rappresentativi i quali dovranno tutti riconoscere il segnale di avvertimento per almeno 5 volte. Se necessario si dovrà adottare un sistema complementare di allarme visivo. In presenza di disturbi medici o in trattamento per una patologia quali irritazione del meato acustico esterno, otalgia, fuori uscita materiale purulento o ipoacusia si dovrà richiedere il parere di un medico. 

Uso: 
E’indispensabile prevedere adeguata informazione e formazione tale da evitare la reticenza all’uso, spiegando quindi il corretto modo per indossare i protettori auricolari ed informando che se vengono tolti i protettori anche per brevi periodi la protezione effettiva si riduce sensibilmente. In caso di utilizzo di protettori monouso si dovrà prevedere la disponibilità di una scorta di protettori nei punti di accesso alle zone rumorose. Dovrà essere garantita la compatibilità con altri DPI tenendo conto che: 
  • con l’uso di occhiali vanno preferiti gli inserti auricolari o cuffie con cuscinetti ampi e morbidi,
  • l’elmetto di sicurezza dovrà essere concepito per essere indossato in associazione con le cuffie
Cura e manutenzione: 
Informare i lavoratori sull’importanza di avere sempre le mani pulite quando si maneggiano i protettori auricolari in particolare se si tratta di inserti auricolari. Questi devono essere lavati con cura e conservati in una custodia apposita fino all’impiego successivo e non devono mai essere usati da più di una persona. Devono essere sottoposti a pulizia igienica anche i cuscinetti delle cuffie che possono essere dotate di coperture monouso nel caso eccezionale di uso da parte i più persone. Tutte le parti dei protettori auricolari (inserti, archetti, cuscinetti) devono essere ispezionate periodicamente per identificare quelli danneggiati che dovranno essere sostituiti (difetti meccanici, invecchiamento, perdita della forma originale, indurimento, ecc.). 

Protezione delle vie respiratorie - norma UNI 10720/98

Aspetti generali
La norma ha lo scopo di fornire un indirizzo per la scelta e l’uso degli Apparecchi di Protezione per le Vie Respiratorie (APVR) al fine di proteggere dai rischi dovuti ad insufficienza di ossigeno e/o presenza di sostanze pericolose nell’atmosfera.Gli APVR coprono il rischio residuo, è pertanto necessario provvedere inizialmente al contenimento degli inquinanti in sospensione nell’aria (confinamento, aspirazione, ecc.) in relazione alle conoscenze acquisite ed al progresso tecnico. Il funzionamento di un APVR consiste nel filtrare l’atmosfera inquinata, o nel fornire aria respirabile da una sorgente alternativa. Per il raggiungimento di un adeguato livello di protezione è essenziale che l’apparecchio sia correttamente scelto, sia ben indossato e adattato durante tutta la permanenza nella zona di rischio. 
Si dovrà preventivamente identificare in maniera più precisa possibile la tipologia delle sostanze inquinanti (se siano dovute a particelle, a gas, a vapori, ad insufficienza di ossigeno, ad una combinazione di questi fattori). Si dovranno verificare le condizioni di lavoro: libertà di movimento, necessità di comunicazione verbale, condizioni climatiche interne ed esterne, presenza di altri DPI, atmosfere esplosive e/o infiammabili. Come aiuto per la scelta dell’APVR idoneo, nella norma è presente il prospetto 1 (riportato in allegato 2) che fornisce per ogni tipo di apparecchio di protezione, i massimi valori ammessi per la perdita totale verso l’interno. Al riguardo è bene precisare che tali perdite di tenuta sono garantite solo se indossati in modo corretto (taglia, caratteristiche somatiche del viso, assenza di barba e basette, ecc.). 

Descrizione degli apparecchi e limitazioni di impiego
La norma offre una classificazione ed un ampia descrizione degli APVR specificandone le limitazioni di impiego.

Respiratori a filtro
L’aria inspirata passa attraverso un materiale filtrante che trattiene gli inquinanti; la capacità e l’efficienza filtrante dipende dalla classe attribuita al filtro: 1 bassa, 2 media, 3 alta. Nel caso dei filtri antipovere la classe 1 è prevista solo contro particelle solide, mentre quelli di seconda e terza classe hanno la capacità di trattenere particelle sia solide che liquide.I respiratori sono classificati come sotto riportato:


Respiratori isolanti 
I respiratori isolanti proteggono da insufficienza di ossigeno e da atmosfere inquinate e funzionano in modo indipendente dall’atmosfera ambiente. Con questi apparecchi l’utilizzatore viene rifornito di gas respirabile non inquinato che può essere aria od ossigeno. I respiratori sono classificati come sotto riportato:


Per ciascuna tipologia di APVR vengono descritte le caratteristiche costruttive specificando tra l’altro la protezione offerta rispetto a: campo visivo, eventuale protezione degli occhi, libertà di movimento, autonomia delle batterie degli elettroventilatori, marcatura dei filtri utilizzabili, ecc..

Uso:
L’effettiva protezione offerta da un APVR si riduce drasticamente se non lo si indossa per l’intero periodo durante il quale si è esposti all’atmosfera inquinata (in fig. 1 della norma - riportata in allegato 3 - è indicata la protezione acquisita in funzione del tempo di indossamento). Chi indossa un APVR deve essere in buone condizioni fisiche in quanto l’accumulo di sforzi compiuti (che varia in funzione della tipologia di APVR) produce un eccessivo affaticamento del sistema cardiovascolare. E’ pertanto consigliabile la consultazione del medico per un giudizio circa la compatibilità dell’APVR. Si deve considerare che è importante ottenere un corretto adattamento delle maschere al viso ed è pertanto sconsigliato l’ uso in persone con barba o basette o con particolari caratteristiche somatiche del viso oppure in presenza di profonde cicatrici. In merito agli aspetti connessi alla formazione teorica ed all’ addestramento pratico, la norma specifica i contenuti minimi da prevedere distinguendo tra utilizzatori di respiratori a filtro e utilizzatori di respiratori isolanti, per quest’ultimi viene anche indicata la durata minima. 

Manutenzione ed immagazzinamento:
I compiti di manutenzione ed immagazzinamento devono essere affidati ad uno o più responsabili che predisporranno un programma di manutenzione degli apparecchi e che cureranno anche la tenuta di uno specifico registro. In assenza di specifiche indicazione del fabbricante, la norma riporta due prospetti da utilizzare come guida relativamente alla frequenza di controlli e manutenzione degli APVR. Gli APVR devono essere ispezionati dopo ogni impiego e nel caso di non utilizzo ad intervalli di tempo regolari per accertare soddisfacenti condizioni di funzionamento. Le bombole di ossigeno devono essere completamente cariche secondo le istruzioni del fabbricante e deve essere controllato il funzionamento del regolatore, del dispositivo di allarme, la tenuta di raccordi, le condizioni di tenuta del facciale, delle bordature, delle valvole e dei tubi di collegamento. Si dovrà verificare che i filtri non siano deformati e che non venga superata la scadenza di immagazzinamento. 
  • Gli APVR devono essere raccolti, puliti e disinfettati con la frequenza necessaria ad assicurare una protezione appropriata. Le riparazioni devono essere effettuate da persone competente (meglio se il fabbricante) utilizzando sempre e solo ricambi originali.
  • Gli APVR che non sono pronti per l’uso devono essere identificabili come tali, meglio se tenuti immagazzinati separatamente in modo da evitare di confonderli con quelli pronti per l’uso.
  • Gli APVR devono essere immagazzinati in opportuni contenitori o scatole in modo da proteggerli dalla polvere, dall’olio, dai raggi solari, dal calore dal freddo eccessivi, dalla troppa umidità e da sostanze chimiche che possano danneggiarli. Devono essere resi inaccessibili a persone non autorizzate.
  • Tutti i componenti degli APVR con tempo di immagazzinamento limitato (es. filtri antigas) devono essere ritirati dall’uso alla data di scadenza.
Particolare attenzione andrà posta alle operazioni di riempimento delle bombole, al riguardo la norma segnala che: 
  • ogni compressore ed ogni pompa per il trasferimento di ossigeno devono essere sottoposti a controllo e manutenzione certificato su una specifica scheda;
  • le bombole devono essere restituite con una pressione residua, in caso contrario devono essere asciugate prima del nuovo riempimento;
  • le bombole ad aria compressa devono essere trasportate ed immagazzinate evitando urti;
  • Per quanto riguarda il riempimento di bombole di ossigeno:
  • deve essere effettuato soltanto da personale qualificato e preparato che dovrà tenere conto che l’ossigeno favorisce fortemente la combustione di molte sostanze, ivi comprese quelle che normalmente non bruciano in aria;
  • dovrà essere previsto un idoneo raffreddamento che rimuova lo sviluppo di calore dovuto alla compressione del gas;
  • le bombole di gas compresso degli APVR devono essere sottoposte a controllo da parte di un organismo autorizzato (il primo collaudo ha validità di quattro anni, i successivi due anni)
Indicazioni operative per la scelta degli APVR
Per la scelta dell’APVR si dovrà tener conto che all’interno di un facciale sono comunque presenti, in concentrazione magari molto bassa, gli inquinanti ambientali dovuti in particolare alle perdite lungo il bordo facciale e della valvola di espirazione. Affermare che il fattore di protezione di un APVR è 100 vuol dire che all’interno del facciale la concentrazione dell’inquinante è cento volte inferiore rispetto alla sua concentrazione nell’ambiente. Per la scelta dell’APVR idoneo si dovrà far riferimento al fattore di protezione operativo FPO, seguendo la successione logica sotto riportata: 
  • Presenza di ossigeno: verificare che la minima concentrazione di ossigeno nell’ambiente sia almeno pari al 17% del volume: se fosse minore è indispensabile scegliere un respiratore isolante.
  • Qualità degli inquinanti: è necessario conoscere la natura fisica degli inquinanti (particelle quali polveri, fibre, fumi, nebbie oppure aeriforme quali gas, vapori) e la natura chimica (es. polvere di carbonato di calcio, fibre di amianto, vapori di ammoniaca). Si potrà quindi stabilire se è maggiormente indicato un respiratore a filtro antipolvere o un filtro antigas o un filtro combinato. In caso di inquinanti aeriformi inodore è meglio orientarsi verso un respiratore isolante.
  • Quantità degli inquinanti: attraverso dei campionamenti va determinata la concentrazione degli inquinanti riferiti all’intera giornata lavorativa e della frequenza dei picchi in modo da poterli confrontare con i TLV-TWA (limite di soglia ponderata nel tempo) e con i TLV-STEL (limite per breve tempo di esposizione). Se sarà verificata la presenza di inquinanti in concentrazione immediatamente pericolosa per la vita e la salute o se le concentrazioni fossero tali da non consentire l’uso del respiratore a filtro è necessario sceglier un respiratore isolante.
  • Scelta di un respiratore a filtro:si dovrà calcolare il livello di protezione necessario (FPO) nel seguente modo:
FPO = concentrazione media ponderata riferita al turno di lavoro / valore del limite di soglia dell’inquinante (TLV) 

Con riferimento ai vari tipi di respiratori, deve essere scelto un respiratore con FPO uguale o superiore a quello risultante dal calcolo (vedere prospetti 21 e 22 della norma) Nella scelta dei filtri antigas si dovrà tenere conto oltre che del FPO anche delle concentrazioni corrispondenti ai limiti di utilizzo evidenziati in prospetto 22. 
  • Scelta di un respiratore isolante: si dovrà necessariamente ricorrere a questa tipologia quando i limiti di impiego non consentono l’utilizzo di un respiratore a filtro. Per la scelta del respiratore isolante idoneo, oltre a riferirsi al FPO, si dovrà optare fra un respiratore non autonomo ed un autorespiratore tenendo conto dei seguenti fattori:
  • distanza di un atmosfera respirabile dal posto di lavoro
  • durata prevista dell’attività lavorativa
  • imitazioni imposte alla mobilità dai respiratori non autonomi
Il prospetto 23 della norma offre delle indicazioni per una scelta tra i vari respiratori isolanti. 

Protezione degli occhi - Norme UNI EN 169/93, UNI EN 170/93 e UNI EN 171/93 
(limitatamente ai soli lavori di saldatura e connessi o comportanti l’uso di radiazioni ultravioletto od infrarosse). 

Selezione e guida all’uso dei filtri per la saldatura e tecniche connesse (UNI EN 169/93) 
La selezione di un numero di graduazione di un filtro di protezione adatto al lavoro di saldatura o alle tecniche connesse, dipende da numerosi fattori di cui viene tenuto conto nei prospetti II, III, IV della norma. I prospetti permettono di leggere l’intersezione della colonna corrispondente all’erogazione di gas o all’intensità di corrente e della linea che precisa il lavoro da effettuare, il numero di graduazione del filtro da utilizzare. Questi prospetti sono validi per condizioni medie di lavoro per le quali la distanza dell’occhio del saldatore dal bagno di fusione e di circa 50 cm e l’illuminamento è di circa 100 lux. 
  • Prospetto II: numeri di graduazione da utilizzare per la saldatura e saldo-brasatura a gas.
  • Prospetto III: numeri di graduazione da utilizzare in ossitaglio
  • Prospetto IV: numeri di graduazione da utilizzare per il taglio al plasma a getto
E’ pericoloso utilizzare filtri con un numero di graduazione troppo elevato (troppo scuri) che obbligano l’operatore a tenersi troppo vicino alla sorgente di radiazioni e respirare fumi nocivi. Solo per lavorio svolti all’aperto con forte luce naturale è possibile utilizzare un filtro di protezione con numero di graduazione immediatamente superiore. Gli aiuto saldatori che stanno nella zona di saldatura possono utilizzare filtri con numero di gradazione da 1,2 a 4 che mediamente risultano offrire una protezione adeguata. 

Selezione e guida all’uso dei filtri ultravioletti (UNI EN 170/93) 
Per la protezione da radiazioni ultraviolette, i filtri devono essere selezionati fra quelli classificati con il numero di codice 2 o 3 del prospetto II della norma, in funzione del grado di abbagliamento riportato nella colonna “applicazioni tipiche”. 

Selezione e guida all’uso dei filtri infrarossi (UNI EN 171/93) 
Per la protezione da radiazioni infrarosse, i filtri devono essere selezionati fra quelli con numero di codice 4 riportato nel prospetto II della norma.

Protezione dall’esposizione ad agenti chimici, solidi liquidi e gassosi pericolosi - Norma UNI 9609/90 
(con riferimento unicamente agli indumenti per la protezione del corpo). 

Premessa
Gli effetti fisiologici causati dall’assorbimento di agenti chimici possono causare sul corpo degli effetti acuti (rapidi), ritardati o cumulativi. Alcuni materiali possono agire sul corpo in maniera diversa simultaneamente; si deve considerare che la miscela di agenti chimici potrebbe creare un maggior danno di quanto possano fare gli stessi agenti chimici separatamente. I fattori di rischio legati all’esposizione dipendono dalla natura e dalla forma degli agenti chimici. I liquidi e le polveri possono entrare in stretto contatto con la pelle ed esserne assorbiti. I pericoli variano da spruzzi accidentali di reagenti di laboratorio a condizioni di allagamento. La norme descrive la funzione degli indumenti protettivi, i materiali disponibili per gli indumenti, la tipologia di indumenti e la loro composizione. 

Selezione
Le misure graduali da adottare nella procedura di selezione sono mostrate nel diagramma di flusso in fig. 1 della norma /riportato in allegato 8). Nel diagramma di flusso sono riportati i richiami ai punti della norma utili per effettuare una idonea scelta dell’indumento protettivo. Nel prospetto III dell’ appendice alla norma (riportato in allegato 9) sono indicati alcuni esempi di protezione contro un singolo pericolo con differenti gradi di rischio collegati all’attività di chi li indossa. 

Uso e manutenzione
Gli indumenti devono essere adeguatamente identificati onde evitare un uso erroneo in mansioni che non gli si addicano. Il deposito degli indumenti deve avere dimensioni adeguate, essere asciutto e ben ventilato con una temperatura moderata. Gli indumenti devono essere lontani dalla luce del sole o da qualsiasi impianto soggetto a produrre raggi ultravioletti od ozono che li possono danneggiare. Gli indumenti devono essere ispezionati al momento della consegna, prima e dopo l’uso e dopo la riparazione. Gli operatori devono abituarsi a scrupolose misure di igiene personale dopo aver usato indumenti protettivi e non devono fumare, mangiare, od usare cosmetici finché non si siano lavati la faccia o le mani e finché non si trovino in una zona priva di agenti chimici. Le operazioni di pulizia degli indumenti vengono indicate nel diagramma di flusso di fig. 2 della norma (riportato in allegato 10). L’immersione statica ridistribuisce il contaminante e deve perciò essere evitata.

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Progetto Salute,
11 lug 2012, 03:31